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La risoluzione retroattiva del contratto preliminare impone la restituzione del bene

L’efficacia retroattiva della risoluzione di un contratto per inadempimento, quale il preliminare di compravendita immobiliare, costringe ciascuna parte a restituire le prestazioni ricevute, ormai prive di giustificazione giuridica, seguendo i principi di ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. Tale principio comporta che il promissario acquirente, che abbia ricevuto in anticipo la consegna dell’immobile, debba non solo restituire il bene ma anche corrisponderne i frutti sotto forma di indennità di occupazione. Tale obbligazione non assume natura risarcitoria ma deriva dall’annullamento retroattivo del contratto e mira a reinstaurare le situazioni patrimoniali originarie.
Cassazione civile sez. II, 25/08/2025, n.23814
Fonte: Sapient-IA testo creato da A.I. generativa e validato da GFL 2025

Può testimoniare il parente della parte in causa?

L’incapacità a testimoniare deve essere eccepita tempestivamente dalla parte e non è rilevabile d’ufficio. L’incapacità resta inoltre distinta dalla valutazione dell’attendibilità del teste, attenendo esse a profili del tutto diversi.
Infatti, la capacità a testimoniare, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., riguarda l’esistenza di un interesse giuridicamente qualificato alla partecipazione al giudizio, diverso dal mero interesse di fatto al suo esito. Tale incapacità a testimoniare non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma deve essere tempestivamente eccepita dalla parte interessata. In mancanza di tempestiva eccezione, la questione si considera definitivamente preclusa e la prova assunta non può essere dichiarata nulla successivamente. Sussiste dunque una netta distinzione tra il profilo oggettivo della capacità a testimoniare (che dipende dall’interesse giuridico) e quello soggettivo dell’attendibilità della deposizione, che invece attiene al contenuto della testimonianza e alla valutazione discrezionale del giudice. In altre parole, il fatto che un testimone sia parente, amico o abbia un interesse di fatto non comporta, di per sé, incapacità a testimoniare, ma potrà al più influire sull’attendibilità della sua deposizione, che sarà oggetto di autonoma valutazione da parte del giudice di merito.
Cass. civ., sez. III, ord. 9 settembre 2025, n. 24867 (Responsabilità civile da circolazione stradale)
Fonte: La Redazione di Diritto e Giustizia, De Jure

La casa non può essere venduta all’asta se il debito si basa su una clausola abusiva

L’articolo 6, paragrafo 1, e l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva n. 13/1993/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, letti alla luce degli articoli 7 e 47 della CDFUE, devono essere interpretati nel senso che rientra nel loro campo di applicazione un procedimento giudiziario nell’ambito del quale, da un lato, la società aggiudicataria di un bene immobile che costituisce l’abitazione familiare di un consumatore, venduta nel contesto dell’esecuzione forzata stragiudiziale di una garanzia ipotecaria concessa su tale bene da detto consumatore a favore di un creditore professionista, chiede lo sfratto di detto consumatore e, dall’altro, quest’ultimo contesta, con una domanda riconvenzionale, la legittimità del trasferimento di proprietà di detto bene a tale società aggiudicataria, effettuato nonostante un procedimento giurisdizionale, ancora pendente al momento di tale trasferimento, diretto alla sospensione dell’esecuzione di tale garanzia in ragione dell’esistenza di clausole abusive nel contratto all’origine di tale esecuzione, di cui detta società aggiudicataria è stata previamente informata dallo stesso consumatore. Ciò vale a condizione che siano sussistiti indizi concordanti, alla data di tale vendita, quanto al carattere potenzialmente abusivo di tali clausole e che il consumatore si sia avvalso dei rimedi giuridici di cui ragionevolmente poteva attendersi che un consumatore medio si avvalesse, al fine di ottenere un controllo giurisdizionale di dette clausole.
Corte giustizia UE grande sezione, 24/06/2025, n.351
Fonte: Redazione Giuffrè 2025

Esproprio, calcolo indennità di occupazione

Cassazione civile sez. I, 07/11/2024, n.28688
Il criterio per determinare l’indennità di occupazione varia a seconda del tipo di immobile. Per le aree agricole, l’indennità è fissata in un dodicesimo dell’indennità di esproprio per ogni anno di occupazione. Per gli altri immobili, si applica la disciplina generale che prevede che l’indennità di occupazione sia proporzionale all’indennità di esproprio e sia liquidata in base a una percentuale legata al saggio degli interessi legali.
Fonte: Sapient-IA testo creato da A.I. generativa e validato da GFL 2024
Conforme a Cass. Civ., sez. I, 12/04/2002, n. 5271

Cassazione civile sez. I, 12/04/2002, n.5271
In tema di indennità di occupazione, il criterio dettato dall’art. 20, comma 3, l. 22 ottobre 1971 n. 865 (che fissa detta indennità in un dodicesimo dell’indennità di esproprio per ogni anno di occupazione) conserva residuo margine di applicabilità – a seguito della dichiarazione di incostituzionalità di cui alla sent. n. 5 del 1980 – per le sole aree agricole; per gli altri immobili, ed in assenza di peculiari disposizioni che fissino diversi criteri, vale la disciplina generale prevista dall’art. 72, comma 4, l. 25 giugno 1865 n. 2359, in base alla quale all’immobile va attribuito il medesimo valore per la determinazione tanto dell’indennità di occupazione quanto di quella per la sua successiva espropriazione e la prima deve essere liquidata in misura corrispondente ad una percentuale, legittimamente riferibile al saggio degli interessi legali, dell’indennità che sarebbe dovuta per l’espropriazione dell’area occupata.
Fonte: Giust. civ. Mass. 2002, 633, Riv. giur. edilizia 2002, I, 896

Fondo patrimoniale non opponibile nella divisione e nel pignoramento di immobile in comproprietà

Nella procedura esecutiva, allorquando un bene sia in comproprietà e non comodamente divisibile, è possibile disporre la divisione al fine di soddisfare gli scopi dell’esecuzione.

In tema di divisione endoesecutiva, la divisione è lo strumento per consentire la realizzazione degli scopi dell’esecuzione, ovvero la soddisfazione del procedente e degli intervenuti. Pertanto laddove il bene pignorato in quota non sia comodamente divisibile, se il fondo non è opponibile al creditore nella procedura esecutiva, non lo è neppure in sede di divisione. Dopo l’udienza ex art. 600 c.p.c., il creditore ha l’onere di promuovere quindi il giudizio di divisione e laddove il bene non sia comodamente divisibile, si procederà alla vendita dell’intero immobile, posto che il fondo patrimoniale se può essere, in astratto, ostativo all’espropriazione del bene da parte dei creditori, ostativo non è e non può essere all’esercizio del diritto allo scioglimento della comunione da parte dei comproprietari o dei creditori.
Fonte: Redazione Giuffrè 2023 – Tribunale Ascoli Piceno, 10/01/2023, n. 4

Immobili, Locazioni e Divisioni: Tutto Quello che Devi Sapere

Gestire questioni legate agli immobili, alle locazioni e alle divisioni può essere complesso, specialmente senza la giusta consulenza legale. In questo articolo, esploreremo i principali aspetti da considerare per tutelare i tuoi diritti e prendere decisioni informate. Che tu sia un proprietario, un inquilino, o coinvolto in una divisione ereditaria, questa guida ti aiuterà a orientarti nelle sfide legali legate al settore immobiliare.

Acquisto di Immobili: Cosa Considerare

  • Verifica della Proprietà: Prima di acquistare un immobile, è fondamentale verificare la situazione giuridica della proprietà, accertandosi che non vi siano ipoteche o vincoli che potrebbero ostacolare la transazione.
  • Contratto Preliminare: Il compromesso è il passo successivo dopo la decisione di acquistare. In questa fase, è consigliabile avere il supporto di un avvocato per garantire che tutte le clausole siano a tuo favore.
  • Rogito Notarile: Il rogito è l’atto finale che trasferisce la proprietà dell’immobile. È qui che tutti gli aspetti legali devono essere definiti e confermati, incluse eventuali servitù o diritti di terzi.

Locazioni: Diritti e Doveri di Proprietari e Inquilini

  • Contratto di Locazione: Un contratto di locazione ben redatto protegge sia il proprietario che l’inquilino. Deve includere dettagli come la durata, l’importo del canone, le modalità di pagamento e le condizioni per il recesso.
  • Rispetto delle Norme: È importante rispettare le normative locali, ad esempio, riguardanti l’adeguamento del canone o la registrazione del contratto. La mancata conformità può portare a sanzioni o alla nullità del contratto.
  • Controversie e Risoluzioni: Le dispute tra proprietario e inquilino sono comuni. Che si tratti di mancato pagamento, necessità di lavori di manutenzione o controversie sull’uso degli spazi, la mediazione o l’intervento legale possono risolvere il problema.

Divisione di Immobili: Come Affrontare una Divisione Ereditaria

  • Divisione Amichevole: La divisione di beni immobili tra eredi può avvenire in modo consensuale, attraverso un accordo che soddisfi tutte le parti coinvolte. In questi casi, è possibile evitare costosi procedimenti giudiziari.
  • Divisione Giudiziale: Se non si raggiunge un accordo, si può procedere con una divisione giudiziale. Questa procedura comporta l’intervento del giudice, che può decidere la vendita all’asta dell’immobile e la distribuzione del ricavato tra gli eredi.
  • Aspetti Fiscali: Le divisioni ereditarie possono avere implicazioni fiscali significative. È essenziale considerare le imposte di successione, le plusvalenze e altre tasse che possono influire sul patrimonio ereditario.

Come Proteggere i Tuoi Diritti con l’Assistenza Legale

  • Consulenza Preventiva: Prima di intraprendere qualsiasi operazione immobiliare o locativa, è consigliabile ottenere una consulenza legale. Un avvocato può aiutarti a evitare errori costosi e a comprendere appieno i tuoi diritti.
  • Contrattualistica Personalizzata: Ogni situazione è unica, e un contratto standard potrebbe non offrire la protezione di cui hai bisogno. La redazione di contratti personalizzati ti consente di affrontare specifiche esigenze e di prevenire controversie future.
  • Risoluzione delle Controversie: In caso di disaccordo, è cruciale avere un avvocato esperto che possa rappresentare i tuoi interessi in tribunale o durante le trattative extragiudiziali.

Conclusione

Le questioni legate a immobili, locazioni e divisioni sono complesse e richiedono attenzione e competenza legale. Se hai bisogno di assistenza in uno di questi ambiti, il nostro studio legale è pronto a offrirti consulenza e supporto per proteggere i tuoi diritti e raggiungere i tuoi obiettivi.

Hai domande sugli immobili, sulle locazioni o sulle divisioni ereditarie? Contatta oggi stesso lo Studio Legale D’Errico per una consulenza personalizzata. Compila il modulo di contatto sul nostro sito. Siamo qui per aiutarti!

Inquilino responsabile per ritardo nella restituzione dell’immobile locato

La responsabilità del locatario per il ritardo nella restituzione dell’immobile – disciplinata dall’art. 1591 c.c., norma applicabile anche se il ritardo dipenda dal protrarsi della controversia – ha natura contrattuale perché deriva dalla violazione dell’obbligo del conduttore di restituire la cosa locata alla cessazione del contratto. Ne deriva che il diritto al risarcimento dei danni derivati dall’inadempimento a tale obbligo, ancorché in parte normativamente determinato con riferimento al corrispettivo convenuto, non si prescrive nel termine breve di cui all’art. 2948 n. 3 c.c., bensì nell’ordinario termine decennale. Le due obbligazioni previste dall’art. 1591 c.c., inoltre, sono autonome e di duplice natura: di valuta quella avente ad oggetto il canone, su cui maturano gli interessi dalla domanda; di valore invece quella avente ad oggetto il maggior danno.
Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, n.38588 Fonte Giustizia Civile Massimario 2022

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Come Tutelare i Tuoi Diritti in Caso di Licenziamento Illegittimo

Il licenziamento è un evento traumatico che può avere gravi conseguenze sia dal punto di vista professionale che personale. Tuttavia, è importante sapere che non tutti i licenziamenti sono legittimi. In questo articolo, esploreremo cosa fare in caso di licenziamento illegittimo, quali sono i tuoi diritti come lavoratore e come puoi agire per ottenere giustizia.

Cos’è un Licenziamento Illegittimo? Un licenziamento è considerato illegittimo quando non rispetta le norme previste dalla legge o dal contratto collettivo di lavoro. Tra i motivi di illegittimità possono esserci:

  • Assenza di giusta causa o giustificato motivo.
  • Licenziamento discriminatorio.
  • Mancato rispetto delle procedure previste (ad esempio, mancata contestazione disciplinare).

Cosa Fare Subito Dopo un Licenziamento Illegittimo?

  • Raccogliere Prove: È fondamentale raccogliere tutte le prove possibili che dimostrino l’illegittimità del licenziamento, come email, lettere, testimonianze di colleghi, ecc.
  • Richiedere Assistenza Legale: Contatta subito un avvocato specializzato in diritto del lavoro per una consulenza. Un esperto potrà valutare la situazione e consigliarti sul miglior percorso da seguire.
  • Impugnazione del Licenziamento: Entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, è necessario impugnarlo per via stragiudiziale o giudiziale.

Quali Sono i Tuoi Diritti in Caso di Licenziamento Illegittimo?

  • Reintegrazione nel Posto di Lavoro: In alcuni casi, il giudice può disporre la reintegrazione del lavoratore nel proprio posto di lavoro.
  • Indennità Risarcitoria: In alternativa, può essere riconosciuto un risarcimento per il danno subito, che varia in base all’anzianità di servizio e ad altri fattori.
  • Indennità Sostitutiva: Se non desideri essere reintegrato, puoi richiedere un’indennità sostitutiva pari a un certo numero di mensilità.

Conclusione Non subire passivamente un licenziamento che ritieni ingiusto. Con l’assistenza legale adeguata, puoi far valere i tuoi diritti e ottenere giustizia. Se ritieni di essere stato licenziato in modo illegittimo, non esitare a contattare il nostro studio legale per una consulenza gratuita. Siamo qui per aiutarti.

Se hai bisogno di assistenza legale in caso di licenziamento illegittimo, contatta subito lo Studio Legale D’Errico e compila il modulo di contatto sul nostro sito. Siamo pronti a dirti come difendere i tuoi diritti!

Emissioni sonore e rumori, tutela salute e rapporti vicinato

I criteri dettati dall’art. 4 del DPCM del 14 novembre 1997, nell’ambito della legge quadro n. 447/1995 in tema di inquinamento acustico, attengono al superamento dei valori limite differenziali di immissione di rumore nell’esercizio o nell’impiego di sorgente di emissioni sonore, e sono volti a proteggere la salute pubblica prevedendo, in caso di violazione, un illecito amministrativo.

Nei rapporti tra privati, invece, vige la disciplina dell’art. 844 c.c., che, nel fissare i criteri a cui il giudice di merito deve attenersi, rimette al suo prudente apprezzamento il giudizio sulla tollerabilità delle stesse (ex multis, Cass. n. 6223/2002).

Ne consegue che «i parametri dettati dall’art.4 del DPCM del 14 novembre 1997 sono volti a proteggere la salute pubblica mentre, nei rapporti tra privati, vige la disciplina dell’art. 844 c.c., che, nel fissare i criteri a cui il giudice di merito deve attenersi, rimette al suo prudente apprezzamento il giudizio sulla tollerabilità delle immissioni; tale giudizio non è mai assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti».
Fonte: Dirittoegiustizia.it – Cass. civ., sez. II, ord., 31 luglio 2024, n. 21479

Furto cassetta sicurezza in banca: onere probatorio, responsabilità e caso fortuito

Sul risarcimento danno per furto in cassetta di sicurezza: onere probatorio attenuato in capo al cliente.
In materia di onere della prova nell’ipotesi di domande risarcitorie da furto nelle cassette di sicurezza, si delinea una sorta di onere della prova attenuato, per il creditore danneggiato, in ragione della natura del contratto, in particolare in considerazione del fatto che il contenuto di una cassetta di sicurezza costituisce una circostanza di fatto generalmente non divulgata, attesa la prioritaria esigenza di riservatezza che caratterizza la scelta di questo tipo di servizio bancario, per cui sovviene la necessità di ricorso alle deposizioni degli stretti familiari e di non sottovalutare o ignorare, specie se coerenti con l’insieme dei riscontri probatori, elementi di fatto quali la denuncia penale, sol perché di provenienza unilaterale. Corte appello Torino sez. III, 10/11/2020, n.1105. Fonte: Redazione Giuffrè 2020



Sulla responsabilità dell’istituto bancario quale custode.
L’obbligazione gravante sull’istituto bancario quale custode delle cassette di sicurezza si configura in termini particolarmente stringenti. L’art. 1839 c.c. dispone che nel servizio delle cassette di sicurezza la banca risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrità della cassetta, salvo il caso fortuito della cui prova è onerata la banca stessa, non essendo sufficiente a tal fine la dimostrazione di aver agito con diligenza delineando la norma in commento una presunzione di responsabilità in capo alla banca vincibile solo con la prova della ricorrenza di un evento straordinario, imprevedibile ed eccezionale. Questo, per opinione condivisa, non è integrato dal furto, trattandosi di avvenimento non definibile come “straordinario” poichè è, invece, proprio in relazione ad esso che può dirsi essere stato ideato l’istituto delle cassette di sicurezza (avendo la banca la possibilità di organizzare e mettere a disposizione dei clienti, a fronte della controprestazione consistente nel pagamento da parte di costoro di un canone, sistemi di sicurezza per la custodia di beni di valore superiori a quelli realizzabili da un privato), non potendosi perciò stesso considerare detto avvenimento come “straordinario” nell’ottica di un istituto bancario. Tribunale Pistoia, 30/04/2020, n.262. Fonte: Redazione Giuffrè 2020

Sulla responsabilità contrattuale della banca per la custodia delle cassette di sicurezza: il furto non è sussumibile nella esimente del caso fortuito.
La responsabilità contrattuale della banca per la custodia delle cassette di sicurezza è stabilita dall’art. 1839 c.c., secondo cui la banca risponde per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrità della cassetta, salvo il caso fortuito; il furto, tuttavia, non è sussumibile nel concetto di caso fortuito e ciò perché trattasi di un evento sicuramente prevedibile in considerazione della stessa natura della prestazione dedotta nel contratto. Tribunale Torino sez. I, 01/08/2019, n.3824. Fonte: Redazione Giuffrè 2019

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